La Piccola Africa

Un tour attraverso l’eredità africana a Rio de Janeiro

Quasi trent’anni fa, quando mi stavo preparando al primo viaggio a Rio de Janeiro, avevo un grande desiderio: quello di conoscere dal vivo una parte di storia studiata solo superficialmente sui libri di scuola ma ricca di misteri e curiosità soprattutto per noi europei. Come ho ricordato tante volte su questo sito, Rio è una città speciale per unire straordinarie bellezze naturali e luoghi storici molto interessanti; è la città dei grandi contrasti, e fra questi uno che ha attratto particolarmente la mia curiosità è la convivenza fra i ricordi dell’antico splendore della “Parigi Tropicale” con l’eredità di un passato di sfruttamento e tratta degli schiavi. Era quindi inevitabile puntare l’interesse non solo sulle parti della città che sono internazionalmente conosciute per la loro vita mondana o per la storia gloriosa dell’antica capitale del Brasile, ma anche di quella porzione del centro storico dove si sono scritte pagine tristemente importanti per l’umanità. La Piccola Africa racconta una Rio de Janeiro differente, spesso sconosciuta e poco considerata, ma secondo me ricca di spunti di riflessione molto interessanti e soprattutto, sembra un paradosso, ricca di una vitalità che ha attraversato i secoli dando vita e mantenendo intatta nei suoi vicoli e piazzette la cultura del samba.

Per raccontare un poco la Piccola Africa ho chiesto a Carlos Arruda, co-fondatore del blog di viaggi Vida Cigana (www.vidacigana.com) l’autorizzazione a tradurre e riportare sul mio sito una loro bella e completa presentazione su questi luoghi. Lo ringrazio di cuore per la collaborazione e vi auguro una buona lettura.

Ah, dimenticavo…questi luoghi saranno presto anche il punto di partenza di un circuito storico specifico sul samba che sto preparando per voi. Due nuovi tour, quello della Piccola Africa e quello della Storia del Samba, che andranno ad arricchire l’offerta di escursioni lungo le vie ed i quartieri della “Cidade Maravilhosa”!

Piccola Africa, un tour attraverso il patrimonio culturale africano a Rio de Janeiro

(testo e fotografie tratti dall’omonimo articolo di Carlos Arruda sul blog www.vidacigana.com)

La piccola Africa è la zona che oggi è composta dai quartieri di Saúde, Gamboa e Santo Cristo, da Praça Mauá a Cidade Nova, nella regione portuale di Rio de Janeiro, diventata conosciuta con questo nome a partire dall’inizio del 1900.

Il nome, coniato da Heitor dos Prazeres, si riferiva a una regione dove c’era una grande presenza di schiavi liberati e comunità di quilombola. Pequena África ha quindi iniziato ad identificare l’esistenza di diversi luoghi che riuniti formavano un ampio territorio di influenza africana, come le “rodas de samba” alla Pedra do Sal e il candomblé della Tia Ciata a Praça Onze.

Relegata all’oblio, la Piccola Africa è rimasta fuori dall’immagine della Rio de Janeiro moderna costruita nel secolo scorso, ma oggi le autorità pubbliche hanno finalmente agito per dare alla Piccola Africa il risalto che merita: è stato creato un nuovo circuito culturale cittadino per farla conoscere ai turisti.

Il Brasile che nasconde il suo passato schiavista

Fino alla metà del XVIII secolo, il principale punto di approdo degli schiavi a Rio de Janeiro era ancora il Porto di Praça XV, lo stesso che veniva utilizzato dall’alta società di Rio.

Con l’aumento delle sue proporzioni, il traffico cominciò a dare fastidio alla popolazione, che riuscì a far trasferire il mercato degli schiavi. Fino ad allora, il limite urbano di Rio de Janeiro era la via Vala, l’attuale via Uruguaiana e il mercato fu spostato ben oltre questo confine, nella regione di Valongo, dove c’erano solo fattorie, togliendo così il traffico schiavista dagli occhi dell’élite.

È da questo trasferimento del mercato che inizia una serie di nuove attività nei dintorni di quella che oggi è la regione portuaria di Rio de Janeiro.

Il traffico schiavista iniziò a far arrivare le proprie navi al Cais (trad. Molo) do Valongo. Coloro che non erano sopravvissuti al viaggio erano sepolti in fosse comuni in terreni vicini, nel Cemitério dos Pretos Novos, recentemente riscoperto. I sopravvissuti erano invece trasferiti nelle “case di ingrasso” nel Largo do Depósito. Quelli apparentemente sani erano venduti al Mercado do Valongo, la grande esposizione e punto di acquisto/vendita schiavista di Rio de Janeiro.

La Piccola Africa nella Rio de Janeiro moderna

Alla fine del XIX secolo la crescita delle attività portuali e l’inaugurazione della ferrovia nelle vicinanze trasformarono la regione in un polo di attrazione per i poveri. I neri liberati dalla schiavitù iniziarono ad arrivare dal nord-est del paese alla nuova capitale brasiliana in cerca di condizioni migliori e trovarono rifugio in questa regione che ora emanava una propria identità culturale.

Le vecchie ville furono trasformate in appartamenti, dando vita a un groviglio di strade, vicoli e case. In essi le feste riunivano compositori di maxixe, choro e samba fino ad allora poco conosciuti, come Pixinguinha, Donga, João da Baiana e Heitor dos Prazeres, responsabili di dare alla regione il titolo di Piccola Africa.

Contemporaneamente, con la nascita del periodo della Belle Époque a Rio de Janeiro, nel centro della città furono realizzate riforme che cercarono di “omogeneizzare” il suo aspetto e di renderlo più “europeo”. Le antiche costruzioni furono demolite e la popolazione povera fu espulsa verso le periferie più lontane. Da allora la storia della Piccola Africa fu dimenticata dalla città, che le voltò le spalle, abbandonando le sue case e aprendo i suoi nuovi viali senza tener conto del patrimonio che qui vi esisteva.

La piccola Africa come nuovo itinerario turistico a Rio de Janeiro

Dopo l’ultima riforma portuaria, che ha fatto della regione uno dei poli delle Olimpiadi del 2016, la storia della Piccola Africa è tornata, seppur timidamente, agli occhi della città, che ora la espone ai suoi visitatori. L’idea è che, attraverso il turismo, il patrimonio africano della città, ancora così sconosciuto, debba essere messo in evidenza ed in questo modo il patrimonio di questa regione sia protetto.

Il circuito della Piccola Africa comprende diversi luoghi sparsi in tutta la regione portuaria che aiutano a comprendere una storia così poco conosciuta di Rio de Janeiro. Questo itinerario turistico è l’ideale per chi vuole uscire dagli schemi tradizionali e ama esplorare il volto della città dove i riflettori non sono puntati.

Il circuito turistico della Piccola Africa comprende tra gli altri punti:

Il Largo di São Francisco da Prainha

La Pedra do Sal

Il Cais do Valongo e della Imperatriz

I Giardini Pensili di Valongo

Il Cimitero dei Pretos Novos

Il punto di partenza dell’itinerario è il MAR, il Museo d’Arte di Rio, un nuovo edificio inaugurato in Piazza Mauá nell’ambito delle riforme olimpiche. Anche se il museo non ha nulla a che fare con la storia della Piccola Africa, iniziarne da qui la visita aiuta a unire la grandiosità di ciò che la città mostra al grande pubblico con un itinerario turistico ancora timido che ha bisogno di un’enorme visibilità per rimanere vivo e attivo.

Largo São Francisco da Prainha

Oggi vi si erge una statua in onore di Mercedes Baptista, precursora delle danze afro in Brasile e prima ballerina nera del Teatro Municipale di Rio de Janeiro.

Nelle case sul fondo si crede che funzionasse uno dei mercati degli schiavi della città, così come raffigurato in un dipinto dell’epoca di Johann Moritz Rugendas.

La Pedra do Sal

Poco più avanti del Largo de São Francisco si arriva al Largo João da Baiana, dove si trova la Pedra do Sal. João da Baiana fu un musicista della generazione che concepì e propagò commercialmente il samba nelle radio.

La zona della Pedra do Sal, storicamente segnata sui suoi gradini dal lavoro negriero del porto, è riconosciuta come territorio di quilombola e rimane il più antico quartiere nero del paese abitato ininterrottamente sino ad oggi da afro-discendenti. Ancora oggi le feste di samba e le rodas celebrano il patrimonio culturale africano della regione.

Cais do Valongo e Imperatriz

Dalla Pedra do Sal si prende la Rua Sacadura Cabral fino al Cais do Valongo, Gli scavi archeologici che hanno portato alla luce il vecchio molo sono stati l’occasione per far entrare nell’agenda politica e culturale della città l’intero circuito della Piccola Africa.

Situato proprio nel centro della regione portuaria, si stima che quasi un milione di africani siano sbarcati al molo del Valongo per essere schiavizzati in Brasile.

Con il divieto del commercio di schiavi, il molo fu ristrutturato nel 1843 per accogliere la futura moglie di D. Pedro II, la principessa Teresa Cristina, e per questo motivo fu ribattezzato Molo dell’Imperatrice.

L’opera diede nobili arie al porto, tra cui un’enorme colonna con una sfera sulla sommità, ancora esistente, ed alcune statue di marmo posizionate lungo tutta la sua estensione, raffiguranti divinità romane, oggi trasferite nei vicini Giardini Pensili del Valongo.

Con le trasformazioni del porto all’inizio del XX secolo anche questa nuova banchina fu interrata e per molti anni scomparve. Quasi un secolo dopo, gli scavi condotti hanno rivelato i numerosi strati sovrapposti ed esposto il passato opprimente del sito.

I Giardini Pensili del Valongo

La via Camerino, già Rua do Valongo, era la via che i nuovi schiavi arrivati percorrevano per andare dal porto alle “Casas de Engorda” (trad. “Case di ingrasso”), dove si fermavano fino a quando non si riprendevano fisicamente per essere poi venduti come al mercato. Tante case della regione sono servite a questo scopo. Il centro di questa attività era il Largo do Depósito, oggi Praça dos Estivadores.

Nelle riforme dell’inizio del XX secolo, una parte della strada fu ampliata e ristrutturata. Nel luogo dove si realizzò un’opera di contenimento nel pendio che la circondava, fu costruito un giardino sospeso d’aria europea che ricevette come decorazione le statue provenienti dal molo della Imperatriz.

Oggi i giardini fanno parte dell’itinerario turistico della Piccola Africa e sottolineano ancora di più come i tentativi di nascondere la storia abbiano eliminato i ricordi violenti che il luogo ha generato.

Il Cimitero dei “Pretos Novos”

Sempre vicino al Cais do Valongo, nella Rua Pedro Ernesto (la vecchia Rua do Cemitério), c’è il Cimitero dos Pretos Novos. Il luogo, che appariva sulle vecchie mappe della città risalenti al XVIII secolo, fu un altro punto che cadde nell’oblio, simile a quanto avvenne con il molo. Dopo la sua chiusura, molte costruzioni furono erette su quell’area dove erano stati seppelliti coloro che non riuscirono a completare in vita l’attraversamento dell’oceano.

Nel 1996, durante una ristrutturazione in uno di questi edifici, una coppia ha trovò tracce del vecchio cimitero sotto il pavimento della loro abitazione.

Con il ritrovamento, la casa fu trasformata in un sito archeologico. In seguito, nello stesso luogo, la coppia fondò l’Istituto di Ricerca e Memoria dei Pretos Novos (IPN) per stimolare la riflessione e diffondere la storia di quanto accadde in questi luoghi.